i risultati

Nella sua prima edizione dell’anno scolastico 2015/2016, i risultati del nostro intervento didattico sono stati controllati tramite questionari del tipo entrata/uscita. Al centro delle nostre valutazioni sono le competenze raggiunte nei campi di educazione alla salute e media education, applicata alla pubblicità dei farmaci. Di seguito una parte dei risultati finali (in blu le risposte prima del progetto, in rosso quelle dopo “Farmaco-logico!”), riferiti a 198 studenti.

 

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La domanda “Ai primi sintomi influenzali…” invitava i ragazzi a scegliere tra comportamenti più o meno a rischio in una situazione di malattia. Come si può vedere, già all’entrata la situazione era piuttosto buona, tuttavia l’intervento didattico ha consolidato le tendenze positive dei ragazzi, riducendo ulteriormente il numero di coloro che ricorrono ad un farmaco senza confronto con genitori e/o medico per un disturbo che si autorisolve come l’influenza.

 

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In questo caso si sono volute controllare le nozioni acquisite nel campo specifico del farmaco, in particolare per la prevenzione dell’antibioticoresistenza. Come possiamo notare, c’è stato un netto cambio di tendenze: siamo passati da una maggioranza di risposte “farmaci efficaci contro i virus”, in un panorama di sostanziale equivalenza percentuale, ad una predominanza netta per la risposta corretta, cioè “farmaci efficaci contro i batteri”. Si segnala in modo particolare il crollo delle risposte “farmaci da prendere quando si ha l’influenza”, pericolosa abitudine di molte persone, che porta all’aumento delle resistenze agli antibiotici.

 

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Veniamo alle competenze nel campo della capacità di leggere un messaggio pubblicitario. La partenza è buona, ma si osserva un 31,7% complessivo di persone convinte che nella pubblicità di parli dei farmaci “più sicuri” o “più efficaci”. Grazie all’intervento didattico, vediamo che questa parte si è ridotta al 13,5%, con un 86,5% (grande maggioranza) convinti che nelle pubblicità si parli solamente dei farmaci prodotti dalle aziende più ricche.

 

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Si notano miglioramenti anche nel campo della consapevolezza delle conseguenze della pubblicità dei farmaci. Alla fine del progetto, un confortante 26,8% è convinto che a causa di essa i farmaci si usino peggio (come del resto è stato dimostrato).

 

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In questo caso, con una domanda volta a controllare la conoscenza specifica degli effetti collaterali di un farmaco ampiamente pubblicizzato ed usato anche all’età degli studenti partecipanti, notiamo che prima e dopo il progetto c’è un cambio di distribuzione delle risposte piuttosto evidente. Quasi dimezzato il numero delle persone che sono convinte che “faccia passare subito il mal di testa”, a favore di “può dare gravi effetti collaterali”, la più veritiera delle tre e benauguratamente la risposta più popolare delle tre.

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